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Un po’ di me e quel numero 29!

Un po' di me e quel numero 29



Il numero 29 ritorna a cicli nella mia vita. Era, ad esempio, il 29 del luglio 1979 quando consegnavo le mie dimissioni all’azienda che mi voleva dietro ad una scrivania ad occuparmi di filato. D’estate si trattava di lana e d’inverno di cotone… una vita all’incontrario!

Si avvicinavano i miei 29 anni, pesavo 39 kg (dovete credermi!) e mi arrampicavo come una scimmia sopra agli scaffali dei tessuti per verificare che i miei conteggi fossero giusti, visto che all’epoca non c’erano i computer.

Il 29 di novembre dello stesso anno aprivo la mia botteguccia di ben 16 metri quadrati, che con un coraggio da leoni chiamai Bottega della Sfoglia. Sapevo a malapena imbroccare il matterello perché io in verità non avevo bisogno di tirare lasagne o tagliatelle, avevo mamma Ada che mi riforniva settimanalmente. Mamma Ada e mamma Maria… donna fortunata ad avere 2 mamme! Ada mi ha partorito e Maria, sorella maggiore di me di 24 anni, mi ha cresciuto, coccolato e amato oltre il dovere di sorellanza. Ed entrambe usavano il matterello meglio della penna.

I compaesani scommettevano sulla morte del mio commercio nel giro di 6 mesi, i più generosi gli davano un anno di vita. Mi affiancai una nonnina della paese per essere più credibile e vivevo la mia storia di sfoglina in vetrina, come le “donnine ad Amsterdam”. Producevo e vendevo la mia merce senza nascondermi dietro a tende o porte e con il senno di poi capii che quella era stata la vera rivoluzione… perché di fatto sono stata una pioniera del cooking show!

Nel 1990 subii uno sfratto e in pochi mesi dovetti abbandonare la mia botteguccia. Pensai che fosse l’occasione giusta per trasformarmi ed allargare il campo dei prodotti, così acquistai un ex negozio di abbigliamento, lo rivoluzionai con lavori che mi sembrava non finissero mai, e finalmente vide la luce la Gastronomia Poletti.

Ci avevo investito dieci anni di risparmi e un mutuo lungo un palazzo ma era mia. Mi sembrava meravigliosa e immensa: grande, luminosa, tutta a norma, una vetrata separava il laboratorio dalla parte vendita, avevo forno, girarrosto e banchi frigo che riempii di mille cose buone, con anche un piccolo angolo salumeria e una selezione di dolci. Venne il momento della inaugurazione: era il 29 di novembre del 1990. Pochi mesi ed avevo di nuovo rivoluzionato la mia vita.

Entrò tutto il paese a gustare il buffet e i complimenti mi allargavano il cuore. Arrivò il mio commercialista insieme al sindaco, che si congratulò. Nel mentre dalla stanchezza mi era salita la febbre! Poi il commercialista mi tirò da una parte e mi disse ad un orecchio: “Bellissimo, ma hai commesso 2 errori: hai messo il girarrosto e non venderai polli; hai messo i salumi e non venderai il prosciutto anche se fosse il più buono dell’universo”.

Lo guardai dritto negli occhi, lo mandai a quel paese e mi rifugiai in bagno per nascondere le lacrime. “E se avesse ragione” mi chiesi?

Aveva ragione: i polli da me non li cercavano nemmeno mentre alla polleria storica da 60 anni facevano la fila. E coi salumi andava ancora peggio: si seccavano nel frigo mentre il supermercato faceva affari d’oro. Era il 29 di novembre, fuori faceva un gran freddo e scendeva la fumana (la nebbia). Non fu un momento molto facile, devo ammetterlo. Difficile per me da accettare anche che stesse calando la vendita della pasta, e non riuscivo a capirne la ragione: io continuavo a dare di matterello dietro il mio vetro come avevo sempre fatto!

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